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© 2006 - Appunti di Viaggio


Michel Hulin
SETTE RACCONTI INIZIATICI DALLO YOGAVASISTHA 
Il grande poema dell'Advaita

ISBN: 88-95120-17-1 - 2009 - cm. 15x21 - pp. 270+X - € 25

SETTE RACCONTI INIZIATICI DALLO YOGAVASISTHA PRESENTAZIONE

Lo Yogavasistha, del quale l’autore e l’esatta epoca di composizione ci rimangono ignoti, si presenta come la controparte filosofica della grande epopea indù del Ramayana: se quest’ultimo narra le gesta terrene dell’eroe divinizzato Rama, lo Yogavasistha ne narra in forma dialogica l’addestramento filosofico e spirituale per opera del precettore Vasistha, uno dei grandi veggenti della mitologia vedica. L’insegnamento di quest’ultimo è caratterizzato dall’alternarsi dell’esposizione dottrinale a racconti che la esemplifichino. Una scelta di racconti, efficace ma per forza di cose limitata — lo Yogavasistha è opera di sconcertante vastità, — è qui presentata dall’insigne indologo e sanscritista Michel Hulin. Tali racconti sono atti a suscitare nel lettore occidentale il più vivo interesse per almeno due ragioni: in primo luogo quali esempi eccellenti della grande letteratura d’arte indiana (kavya) e in secondo luogo per la loro inquietante intensità metaforica, che va ben oltre il mero senso simbolico.
Le sezioni narrative dello Yogavasistha sono innanzitutto illustrazioni del discorso filosofico attribuito a Vasisitha, che è quello della corrente idealistica più radicale della storia del pensiero indù. La morale delle storie narrate da Vasistha è che l’essenza del mondo è puramente fittizia: l’intero mondo (sarga) è solo un quadro dipinto, e su nessuna tela, oltretutto (un film proiettato su nessuno schermo, diremmo noi oggi), perché nulla esiste — se non forse la pura immota trasparente coscienza (cit), — e tantomeno qualcosa che possa fare da sostrato alla rappresentazione di un mondo di cose. Tutto ciò che ci si manifesta è dunque frutto d’immaginazione. In secondo luogo, tuttavia, ciascuno di questi racconti descrive, o piuttosto forgia, proprio quell’universo del quale si predica incessantemente l’inesistenza.
Bruno Lo Turco

NOTE SULL'AUTORE

Qui il lettore occidentale troverà delle storie genuine, che restituiscono con maestria l’atmosfera incantevole di un’India splendida, dotta, sfarzosa, e oggi quasi del tutto obliata. Dobbiamo quindi essere grati a Michel Hulin di averle rese con sensibilità e perizia. Egli non sarà forse il primo traduttore di materiali tratti dallo Yogavasistha (tra l’altro ne esiste già una ‘traduzione’ integrale, in inglese, risalente alla fine del XIX sec., totalmente inattendibile), ma è di gran lunga il migliore.